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Museo archeologico di Egnazia

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Museo archeologico di Egnazia2018-07-10T13:58:53+00:00

MARE (MUSEO ARCHEOLOGICO DI EGNAZIA)

Il Museo Archeologico di Egnazia fu costruito tra il 1971 e 1975. Il progetto originale subì una variazione per la scoperta dell’ipogeo delle Melegrane chiamato anche “Antiquarium fra gli Ulivi” per il fantastico scenario di ulivi plurisecolari che gli fa da cornice.

Dal 2013 il MIBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) ha intitolato il Museo a Giuseppe Andreassi, direttore dal 1976 al 1985.

La struttura è allestita in tredici spazi suddivisi per sette sezioni che testimoniano la vita di Egnazia dall’Età del Bronzo al Medioevo:

  • Egnazia nel Tempo;
  • Egnazia nell’Età del Bronzo;
  • Egnazia nella Iapigia;
  • Egnazia nella Messapia;
  • Egnazia in età romana;
  • La città del vescovo;
  • Egnazia nel Medioevo;

EGNAZIA NEL TEMPO

Le prime notizie di Gnathia sono state ricavate dalla letteratura archeologica di Alberti e risalgono al XVI secolo.

A Francesco Pratilli si deve invece la pubblicazione della prima pianta della città.

Ludovico Pepe attribuisce alla sua famiglia l’avvio degli scavi nel 1838, tuttavia questi scavi erano abusivi e bisognò attendere il 1912, a seguito delle continue sollecitazioni dei proprietari dei terreni circostanti, per gli scavi ufficiali con il soprintendente Quagliati. Si iniziò dall’area monumentale, occupata dagli edifici maggiormente rappresentativi dell’età romana.

Nel 1939-40 ripresero le indagini archeologiche con il soprintendente Drago. Fu rinvenuta la tomba a camera del Pilastro, scavata interamente nella roccia e dipinta.

Nel 1952 l’amministrazione provinciale di Brindisi finanziò un cantiere scuola.

Negli anni 1798-82 con Andreassi furono avviate le ricerche nell’area della necropoli occidentale.

Dal 1965 al 1985 Diceglie, grazie al suo metodo delle prospezioni geoelettriche, permise di ricostruire il porto di età romana con i moli e le strutture sommerse.

EGNAZIA NELL’ETÀ DEL BRONZO

La Puglia è articolata in diverse zone: Gargano, Tavoliere, Murge e Salento.

Il Salento per via della sua posizione geografica e morfologica fu sede dei più interessanti insediamenti dell’Età del Bronzo.

Nel II millennio a.C. la copertura boschiva, che presentava le essenze tipiche della macchia mediterranea come il lentisco, l’olivastro e il mirto, fu gradualmente ridotta a causa di fattori climatici e degli interventi dell’uomo che sfruttò il territorio per fini agricoli.

I piccoli aggregati di capanne che sorsero perlopiù nell’entroterra risalgono all’Età del Bronzo, mentre i principali insediamenti fortificati sorsero lungo la costa.

I primi insediamenti si stanziarono sull’acropoli, un promontorio antropico caratterizzato dalla sovrapposizione delle diverse fasi di vita di Egnazia, che si erge a nove metri sul livello del mare.

Altri villaggi, simili a quello di Egnazia, che si svilupparono dal II millennio a.C. furono costruiti a Monopoli, Torre Santa Sabina e Punta Le Terrare. All’interno delle teche presenti in alcune sale museali sono custoditi reperti rinvenuti nei vari villaggi che ne testimoniano lo stile di vita affine.

Nel II millennio a.C. in Puglia vi erano diversi riti funerari: insumazione collettiva in strutture ipogeiche artificiali, sepolture singole in tombe di tipo dolmenico, monumentali strutture con serie di gallerie a lastroni litici ricoperte da tumuli per sepolture collettive, necropoli ad incinerazione. Queste diversificate tipologie di strutture e rituali consentono di comprendere l’articolazione sociale interna ai gruppi.

L’alimentazione si basava su prodotti di agricoltura, allevamento, caccia e raccolta. Gli alimenti venivano conservati nei silos, rinvenuti nel territorio e posti all’interno del museo. Per la cottura del cibo si utilizzavano pietre, fornelli o forni con copertura in argilla.

Le attività principali erano la tessitura, la metallurgia, la lavorazione dell’osso e la lavorazione della ceramica.

Dal XVII al XII secolo a.C. si intensificarono i rapporti con il mondo egeo. I mercanti, che arrivavano per approvvigionarsi di nuove risorse, importarono vasellame in ceramica e nuove tecniche di lavorazione dando così inizio alla produzione italo-micenea, che corrispondeva alla lavorazione della ceramica al tornio.

Si intensificarono anche gli scambi con il Nord-Europa e Nord-Africa da cui importarono oggetti di pregio in ambra, vetro e avorio.

EGNAZIA NELLA IAPIGIA

Nel X secolo si verificò la più grande invasione della storia della Puglia con l’arrivo degli Illiri, popolazione proveniente dall’Albania e dal nord della Grecia e si mescolò con gli autoctoni dando  vita ad una nuova civiltà chiamata appunto “Iapigia”. I villaggi preistorici mutarono.

All’interno del museo è possibile trovare alcuni frammenti della ceramica iapigia, dipinta in bruno su fondo chiaro.

Dal punto di vista funerario nel Salento sono state rinvenute delle stele di pietra, per ricordare i defunti di rango elevato. Dalle incisioni presenti sulle stele è possibile riconoscere lo status del defunto.

EGNAZIA NELLA MESSAPIA

Intorno al VIII secolo la popolazione Iapigia assunse un proprio nome in base al territorio di stanziamento: i Dauni si trovavano nell’odierno territorio del Gargano, i Peuceti in Terra di Bari ed i Messapi nel Salento. Egnazia faceva parte della Messapia ma si trovava sull’esatto confine tra Peucetia e Messapia: in effetti sono state rinvenute nell’area della necropoli litoranea tombe a fossa ovale, tipiche della civiltà peuceta e tombe a fossa rettangolare, tipiche della civiltà messapica. Nelle tombe furono rinvenuti i relativi corredi.
All’interno delle sale allestite è possibile ammirare i reperti rinvenuti che comprendono vasellame, suppellettili, utensili, monili.

I rituali funerari consistevano nella sepoltura in tombe a fossa ricoperte da lastroni litici. All’interno delle tombe, oltre al corpo del defunto, veniva posizionato il suo relativo corredo. Intorno alla tomba si celebrava il rito della libagione che consisteva nel versare vino in sua prossimità.

Dal VI secolo tutte le poleis magnogreche crearono le proprie zecche producendo monete in argento e bronzo. La più famosa fra tutte fu la zecca di Taranto. Ad Egnazia sono state ritrovate monete di diversi territori a testimonianza del fatto che la città fosse punto d’incontro. Nei pressi della stazione nel 1933 fu rinvenuto un tesoretto composto da 179 monete in argento.

Dalla seconda metà del IV secolo a.C. ad Egnazia si registrò un forte incremento demografico, grazie anche al periodo di non belligeranza. Intorno alla città fu innalzata un’imponente cinta muraria in blocchi squadrati, eretta anche con funzione difensiva.

Tra il 280 e 266 a.C. Taranti, Messapi e Pirro si allearono per fronteggiare Roma, la quale però risultò vittoriosa.

EGNAZIA IN ETÀ ROMANA

Egnazia è stata municipio romano.

Dal II secolo a.C. al I secolo d.C. in età augustea si pensò ad un progetto unitario per la città, che prevedeva la costruzione di rete stradale, infrastrutture, porto, portico a quattro bracci, foro, terme, criptoportico.

In età traiana la via Minucia, arteria che passava da Benevento per giungere a Roma, fu risistemata per velocizzare i collegamenti e fu denominata via Traiana. Fu costruito il santuario sull’acropoli, espressione solenne della religiosità romana. In una teca all’interno del museo si può scorgere la statuetta di Venere, rinvenuta nell’area del tempio sull’acropoli, probabilmente perché il tempio era dedicato proprio alla dea. Fu costruita la piazza del mercato, la più antica area pubblica urbana. Le terme furono ristrutturate.

Cambiata la dominazione, cambiarono anche i rituali funerari. Una norma vietava la cremazione all’interno delle mura; dal V secolo fu abolita e ci fu una trasformazione dell’assetto urbano. A seconda dello status del defunto variavano i tipi di sepoltura, infatti per commemorare i defunti di rango elevato furono utilizzate le stele di pietra, mentre per le classi inferiori le anfore. Il rituale consisteva nel trasporto della salma di notte. Dopo la sepoltura, la famiglia si purificava con il consumo del banchetto e gli avanzi di cibo venivano offerti al defunto.

L’incinerazione avveniva dando fuoco ad una catasta di legno su cui veniva posta la barella con il defunto. Il rogo veniva spento con acqua e vino e due erano i modi di sepoltura: cremazione diretta (resti lasciati nel luogo del rogo), cremazione indiretta (resti lavati e deposti all’interno di urne, contenitori di terracotta o vetro).

Le antiche leggi vietavano l’ostentazione del lusso nelle pratiche funebri dunque i corredi non prevedevano oggetti di pregio.

All’interno del museo è stata allestita una stanza dedicata all’area sacra per venerare le divinità presenti ad Egnazia: Cibele, Attis, Syria. Nei pressi dell’area sacra all’interno del parco fu rinvenuta la testa del giovanotto frigio Attis ed il suo sacello. Sempre all’interno della stessa sala è possibile ammirare il magnifico mosaico delle Tre Grazie, presente all’interno della Basilica Forense.

LA CITTÀ DEL VESCOVO

Alla fine del IV secolo d.C. la città subì un profondo mutamento per la distruzione provocata dal sisma nel 365 d.C. e la riforma amministrativa dell’Impero con Costantino. Ci fu un incremento degli impianti artigianali e spazi commerciali. Le terme furono trasformate per la produzione di calce e laterizi. Inoltre, a causa dell’influenza dal vescovo, si edificarono due importanti edifici di culto: la Basilica Episcopale e la Basilica Meridionale. All’interno del museo si possono vedere i pavimenti a mosaico rinvenuti nelle due aree di culto.

Nel IV secolo venne trasformato il santuario sull’acropoli: le decorazioni e l’altare furono rimossi perché gli spazi fossero utilizzati come abitazioni o magazzini.

Dal V secolo alle merci provenienti dall’Africa si affiancarono quelle orientali. Nel museo è presente l’anello in oro rappresentante il Santo Sepolcro a Gerusalemme, che testimonia la posizione strategica di Egnazia come porta verso l’Oriente.

EGNAZIA NEL MEDIOEVO

A partire dal VII secolo d.C. si verificarono fenomeni di impaludamento. Alcuni territori vennero abbandonati e ci si spostò verso l’acropoli intorno al castrum, recinto quandrangolare con torri negli angoli e ingresso verso il mare. I nuovi spazi avevano più funzioni: abitative, artigianali, ricovero per animali da lavoro.

Dal XIV ci fu un graduale abbandono di Egnazia verso l’entroterra a causa delle inondazioni dal mare, delle incursioni barbariche e a causa della caduta dell’Impero Romano d’Occidente.

Per ulteriori informazioni sui costi e orari del museo visitare il sito:          http://www.egnaziaonline.it/